Oggi siamo abituati a vederlo stampato sulle decorazioni, sui costumi e nei film, ma il gatto nero è molto più di un semplice addobbo stagionale. Per chi ne possiede uno, è un compagno di vita straordinario e affettuoso; eppure, per secoli, questo felino dal manto lucido è stato circondato da un alone di mistero e superstizione. Ma da dove nasce questa antica associazione e perché la sua presenza si avverte così tanto durante il periodo di Halloween?
Per capirlo dobbiamo fare un viaggio indietro nel tempo, scoprendo tre grandi tradizioni che hanno intrecciato per sempre il suo destino alla notte più spaventosa dell’anno.
Il nostro viaggio comincia nell’antico Egitto, il luogo in cui è nato il legame più antico e glorioso tra l’uomo e il gatto. Gli Egizi non si limitavano ad amare i felini, li veneravano. I gatti vivevano in santuari speciali, accuditi da sacerdoti che ne interpretavano i movimenti come vere e proprie profezie.
Al centro di questo culto c’era Bastet, la dea con la testa di gatto associata alla notte e ai suoi segreti. La leggenda narrava che ogni notte Bastet ingaggiasse una feroce battaglia contro il Serpente delle Tenebre: il sorgere del sole ogni mattina era la prova della sua vittoria. È da qui che i gatti hanno ereditato il loro legame indissolubile con l’oscurità, il mistero e la magia positiva, elementi che oggi definiscono l’atmosfera di Halloween.
Secoli dopo, nelle comunità puritane dell’America coloniale, purtroppo, questa reputazione spirituale prese una piega decisamente più cupa. Si diffuse la credenza che i gatti fossero i “famigli” delle streghe, ovvero servitori demoniaci regalati loro dal diavolo.
Le superstizioni dell’epoca sostenevano addirittura che le streghe potessero trasformarsi in gatti neri per muoversi indisturbate nel buio, o reincarnarsi in essi dopo la morte. Il loro pelo scuro come la pece e gli occhi che brillavano nell’oscurità non fecero che alimentare un’isteria collettiva che, tra il 1560 e il 1660, portò alla caccia alle streghe e al famoso processo di Salem storicamente documentato.
Il tassello finale che unisce il gatto ad Halloween arriva, però, dalla mitologia celtica e dalla festa di Samhain, il capodanno celtico che si celebrava tra il 31 ottobre e il 1° novembre per segnare l’inizio dell’inverno.
I Celti credevano che in quella notte il velo tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si assottigliasse, permettendo a creature soprannaturali di attraversarlo. Tra queste c’era il Sìth, una creatura fatata dall’aspetto di un grande gatto nero con una macchia bianca sul petto. La tradizione voleva che chiunque lasciasse una ciotola di latte fuori dalla porta venisse benedetto dal Sìth.
Quando la Chiesa spostò la festa di Ognissanti al 1° novembre, i rituali pagani di Samhain e le sue creature mistiche progressivamente si fusero con le tradizioni cristiane. Il Sìth, da temuto e rispettato spirito celtico, si è così trasformato nell’iconico gatto nero che attualmente popola i decori di Halloween in tutto il mondo.
Ancora oggi, a causa di questi antichi miti, i gatti neri continuano a subire il fascino – e a volte purtroppo le cattiverie – delle menti più superstiziose. Proprio per questo, la notte di Halloween richiede un pizzico di attenzione in più da parte dei loro compagni umani.
Se avete la fortuna di condividere la casa con un gatto, la sera del 31 ottobre assicuratevi di tenerlo al sicuro dentro casa. L’ideale è sistemarlo in una stanza tranquilla: evitate che scivoli fuori mentre aprite la porta ai bambini per il “dolcetto o scherzetto” e proteggetelo dallo stress di costumi stravaganti e schiamazzi festosi.
In fondo, Halloween è la sua festa ed è giusto che la passi in relax.